Dimitar Peshev  

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 Via Internet
Gentile signor Nissim,
  Sto terminando in questi giorni la lettura del suo libro dedicato a Peshev, e nei prossimi giorni comprerò via Internet l'altro suo libro "Ebrei invisibili".
  Vivo a Hong Kong da cinque anni ma mantengo intatti - e forse ancor più fecondi - i miei contatti con l'Italia e l'Europa. Ho letto a suo tempo il bel libro di Deaglio su Perlasca e mi affascina tutta la storia degli ebrei e della diaspora (a Hong Kong c'è una microcomunità con sefarditi partiti da Baghdad secoli fa e passati per Shanghai prima di arrivare qui).
  Le mando la mia adesione alla fondazione internazionale per Dimitar Peshev.

—  Bruno Feltracco



 
Rapidità
Complimenti per il libro che ho divorato.

—  Maurizio Carrara



 
Vorrei ringraziarla
Le scrivo per dirle di aver apprezzato molto il suo libro su Dimitar Peshev. All'inizio fui colpito dal titolo, ma poi via via le pagine hanno cominciato a scorrere in fretta sotto i miei occhi. Sì, posso dire di averlo letto tutto di un fiato ma con molta passione.
  Un uomo come l'avvocato Peshev, con i suoi valori, con le sue prese di coscienza, con la sua umiltà, e anche con la sua sofferenza, non può far altro che dar lustro all'umanità intera che molte volte dimentica, e che molte volte prevarica l'altro perché ha paura di seguire i più bei valori della giustizia e dell'onestà.

—  Remigio Darino



 
Perché la storia non si ripeta
Ho appena concluso la lettura del suo libro "L'uomo che fermò Hitler". Forse retorici, ma sinceri, i complimenti per la brillantezza del racconto e la validità della storia. Ho apprezzato in particolar modo il confronto politico tra il periodo nazista e comunista.
  Mi auguro che molti più scrittori posano continuare questo filone rappresentativo della storia del comunismo reale, ma mi auguro che altrettanti scrittori aiutino l'umanità a ricordare l'Olocausto. È importante ogni piccolo passo, per scoprire gli orrori del comunismo, con testi seri e storicamente validi come il suo, e per rammentare la tragedia nazista. Ogni passo è importante perché la storia non si ripeta.
  Per questi motivi spero sinceramente di poter partecipare e di incontrarla venerdì nella mia città: Vigevano, città di provincia proprio come Kjustendil. Che il suo incontro possa essere educativo per tutti i cittadini e che trasmetta solidarietà e umanità ricordando una figura importante del passato.

—  Andrea De Previde Prato



 
Per quieto vivere
Lei si richiama a problematiche universali e specificamente italiane che, partendo dall'esperienza bulgara, possono essere meglio esaminate e capite. Durante gli anni di guerra ero un giovinetto di dodici anni appartenente a una famiglia, di tradizione culturale laica, strettamente imparentata - per via del matrimonio di una mia zia con l'ingegner Vittorino Almagià - a un'illustre famiglia ebrea, anch'essa assolutamente laica .
  Ho quindi vissuto la persecuzione, pur non essendo ebreo, da ebreo. Anzi ho sempre avuto un profondo ribrezzo per la persecuzione, le cui radici e premesse logiche è arduo circoscrivere alla follia nazista, e ci coinvolgono quindi dolorosamente tutti. [...]
  Un ben radicato disprezzo, anche alla memoria, per chi si comportò (o si comporta) diversamente per quieto vivere dovrebbe essere, a mio avviso, più pesante della stessa condanna degli sterminatori, che, forse, possono in qualche modo richiamarsi a un'abbietta coerenza di azione, e a essere la conseguenza ultima di una persecuzione durata millenni da parte delle istituzioni prìncipi religiose e civili.
  Quale giustificazione può avere chi, ritenendo la persecuzione un fatto abbietto, si limitò a tacere o a intervenire con episodici salvamenti, così come pare fecero gli stessi figli del "Duce" o, chissà, il Duce stesso?

—  Vittorio Annovazzi



 
Uomo del secolo
Torno da alcuni giorni da Sofia, dove mi reco periodicamente due-tre volte l'anno per rivederla e per incontrare la mia seconda mamma d'acquisizione, conosciuta nel 1990. Si chiama Liliana Markova Ivanceva, e abita a Ovcia Kupel. Ora ha 75 anni. Ho parlato con lei del suo libro e di Dimitar Peshev, ed e rimasta molto scossa, sostenendo di essere molto vicina a questa persona e anche parente diretta. [...]
  Al mio rientro in Italia ho subito prenotato il libro. Intanto ho sfogliato le pagine Web della Mondadori che pubblicano il libro e presentano dei commenti.
  Riceva i miei complimenti e i miei saluti. Ho segnalato l'autore e Dimitar Peshev al sito Internet per l'uomo del secolo.

—  Giuseppe Verdesca



 
Storie dimenticate
Sono un laureando in ingegneria e vivo a Roma. Ho appena finito il suo libro su Peshev e ho immediatamente aderito alla fondazione. [...] La invito a continuare la sua opera per portare alla luce storie dimenticate come questa.

—  Carlo Zevi


 
Una scultura di Alberto De Braud  Un libro da tradurre
Ho menzionato la storia a un amico ebreo bulgaro che si trasferì in Turchia durante o prima della guerra. Lui si ricorda di Peshev, e mi sembra che sia al corrente del suo ruolo nel salvare gli ebrei. Si è però mostrato un po' incredulo che un libro su Peshev sia stato scritto in Italia ed è convinto che si tratti di una traduzione di un altro libro, uscito in Bulgaria. Sarebbe molto interessato a leggerne una traduzione. È correntemente in programma una traduzione in francese o in inglese (o anche in bulgaro) del suo libro?
  Vorrei anche portare alla sua attenzione un riferimento alla Bulgaria in un libro di Elie Wiesel, in cui l'autore accenna a Dimo Kazasov come ispiratore delle proteste contro le deportazioni ("Credere o non credere", Giuntina 1986, p. 162, traduzione di "Signes d'exode", Grasset). Sono sicuro che anche Elie Wiesel sarebbe molto interessato a una traduzione del suo lavoro.

—  Stefano Brocco



 
Memoria
Ho letto il suo libro e ho conosciuto il signor Peshev. Volevo ringraziarla.

—  Pier Foresi



 
Un piccolo consiglio
Ho letto in pochissimi giorni il suo libro. L'ho cominciato come ho cominciato tanti libri sulla Shoà. Alla fine, però, ho ritenuto doveroso mandarle una e-mail per dirle che mi è piaciuto molto e darle un piccolo consiglio.
  Bisognerebbe darne una copia a ogni nostro parlamentare, ma soprattutto a coloro che con estrema facilità passano da uno schieramento all'altro per puro interesse "economico" o di "poltrona". (Obbligandoli alla lettura...)
  Questi personaggi politici, a mio parere, sono gli stessi degli anni di Peshev. Accettano tutto - un po' come fanno le scimmie quando si coprono occhi, orecchie e bocca - pur di mantenere il proprio posto. Se oggi dovessero ripetersi le stesse condizioni politiche di allora, questi esseri sarebbero disposti a mettere in gioco la propria carriera per salvare altre vite umane?

—  Gian Pietro Neviani



 
Per fortuna qualcuno si è ribellato
Ho letto moltissimo sul nazismo, l'olocausto e la seconda guerra mondiale. Ho ereditato questa passione da mio padre che ha una biblioteca e una cineteca molto fornita su questi argomenti. Mi trovo attualmente in Francia per motivi di lavoro e proprio due settimane fa sono stato in Normandia, dove ho visto le spiagge dello sbarco e il cimitero di guerra americano. Senza parole!
  Mi piacerebbe molto vedere uno dei campi di concentramento tanto tristemente famosi. Deve essere ancora più toccante. Almeno i soldati sono morti combattendo, gli ebrei sono morti solo perché un pazzo ha deciso così. Per fortuna qualcuno si è ribellato a questo e ha avuto il coraggio di fare qualcosa di così bello. [...]
  Davvero un bel libro! E soprattutto davvero un grande uomo Dimitar Peshev!

—  Giuseppe Bellomonte



 
Responsabilità personale
Volevo sapere se secondo lei Ciano, che conobbe Boris III, incontro' mai Peshev. Sto scrivendo un testo teatrale su Ciano e Edda, e sono stupito della sua totale indifferenza riguardo alla responsabilita' personale, che invece Peshev poneva a fondamento della sua personalita'. [...]
—  Giulio Laurenti



 
Fa riflettere le persone
Ho finito di leggere ieri un libro che molte persone dovrebbero leggere. Dopo aver visitato 13 anni fa il campo di sterminio di Auschwitz , non ho potuto restare indifferente al periodo storico in cui è nato l'Olocausto e alla atroce sofferenza del popolo ebraico. Questo testo mi ha "cambiata", perché è un libro che riesce a far pensare e riflettere le persone. Complimenti per il linguaggio narrativo toccante e preciso nella descrizione degli avvenimenti. Lo consiglierò a molte persone. Grazie per averlo scritto. Questo nostro tempo ha bisogno di spunti significativi per non incorrere di nuovo "nella banalità del male".
—  Cusinato Vania



 
Come aderire alla fondazione?
Ho appena finito di leggere il suo libro "l'uomo che fermÚ hitler"; sono contenta di aver conosciuto la storia di Dimitar Peshev: fino ad oggi non ne sapevo assolutamente nulla, nonostante abbia letto molti libri sulla Shoa. In fondo al libro ho trovato il suo indirizzo e vorrei sapere come fare per aderire alla fondazione alla memoria di D. Peshev. grazie ancora per aver scritto questo libro e grazie a tutti quelli che le hanno permesso di farlo.
—  Laura Vergani



 
Divorato in una notte
Questi giorni ho scoperto nella libreria la traduzione tedesca del Suo libro grandioso: L´uomo che fermò Hitler. L´ho divorato in una notte, senza una pausa, purtroppo in tedesco. Conosco personalmente alcune persone, delle quale Lei parla. Sono stata molto impressionata, con quale esatezza e senso umano Lei COMPRENDE, CAPISCE, CONSIDERA le persone e i fatti. Sentivo l´ aggiustamento di precisione e di una sfaccettatura incredibile! [...]

—  Julia Lichtenberg



 
Herzlich Danken
Sehr geehrter Herr Nissim leider kann ich Ihnen nur auf Deutsch schreiben. Ich habe eben Ihr Buch "Der Mann, der Hitler stoppte" gelesen. Ich möchte Ihnen dafür herzlich danken. Es ist ein sehr, sehr interessantes Buch in verschiedenster Hinsicht. Es zeigt nicht nur den Weg und den Charakter von Dimitar Peshev in differenzierter und einfühlsamer Weise auf, sondern es vermittelt auch eine aussergewöhnlich scharfsinnige und klarsichtige Analyse der totalitären Regimes der Nazis und der Sowjets. Ich gratuliere Ihnen dazu und wünsche dem Buch weite Verbreitung in Europa! Ich wohne selber in Basel und habe hier in kirchlichen Kreisen an der Aufarbeitung der schweizerischen Vergangenheit aus der Nazizeit mitgearbeitet.

—  Christoph Meister



 
Back into the Memory
I have read with great interest your book about the life and fate of Dimitar Peshev and I would like to congratulate for your efforts to bring this impressive person into the memory of today's society. I will write a short review in the 'Neue Zuercher Zeitung', Switzerland's most influential newspaper (unfortunately the place that I was given for that review is very small).

—  Matthias Messmer



 
Thank You
Vorrei scusarmi che non posso scrivere bene alla vostra bella lingua e allora preferisco continuare in inglese. I'm Bulgarian and I am actually having a specialisation in Switzerland. When I heard the story of Your book, my immediate deep desir was to purchase it promptly. So I've just finished it today and to tell You the truth I hardly can manage to maintain my eyes dry and manage my fingers because of this strong emotion that submerges me. Your writings impressed me in an indscriptable way. I'm a child of a generation "of the broken illusions". My parents had their lifes lost until I was a teenager, not understanding very well the situation in 1989. Many revelations of the past came later, much more will come in the future, I hope. That's one of the reason to begin with "Thank You". Thank You for the research of the important pieces of the history, to find them and with so many love to put them together and create this wonderful story of the man who stopped Hitler! Thank You also of the name of my parents who were happy to read the book! I'm not able to explain in these some lines how eminant is for me to know what reely happened in one of the most tragic moments in our history but if You have such an aknolegement of the human nature and of the Bulgarian nature particulary as You demonstrate, You can imagine it!

—  Kamelia Kemileva



 
I shall not join the Memorial
I am afraid I shall not join the Memorial for several reasons. 1) Dimitar Peshev was not "the man who stopped Hitler" in Bulgaria even not considering only the salvation of Bulgarian Jews. If the attitude of the whole Bulgarian society towards the "final solution" in early 1943 was not absolutely negative, the petition of D. Peshev would have been of no significance. One must mention first of all the total denial of the antisemitic measures of the Bulgarian Orthodox Church, of almost all organizations of Bulgarian intelligencia and among the ordinary people too. This is quite obvious even from the diaries of the German ambassador in Sofia Adolph Beckerle and from the diaries of the Prime-minister professor Bogdan Filov. 2) Dimitar Peshev prevented several of the opposition deputies, namely the ex-prime ministers Nikola Mushanov and professor Alexander Cankov from signing the petition. 3) Most of the pro-cabinet deputies rejected their signiture after political pressure from the cabinet includingly Dimitar Peshev. Only 2 of 43 confirm their signitures. Beside that all the action of Dimitar Peshev really deserves respect and popularization.
—  Valery Kolev



 
In fondo si tratta della storia dei miei nonni
(...) Sono venuta a conoscenza del suo lavoro in una trasmissione televisiva culturale notturna della rai, soffrendo d'insonnia si possono scoprire cose molto interessanti, che vanno in onda di notte appunto!! Ho quindi cercato e recentemente finito di leggere il suo libro "L'uomo che fermò Hitler". Si sa, purtroppo i libri di storia sui quali noi giovani apprendiamo nel corso del nostro percorso scolastico, sono un grande viaggio attraverso la Storia che lascia però tante lacune, tante domande aperte e tante curiosità da soddisfare; sono parziali, troppo vaghi, gli manca la passione di narrare gli eventi insegnando che esiste una pluralità, una multidimensionalità degli eventi umani e soprattutto, che la storia non è fatta di eventi cronologici, ma è composta a partire dalla storia della vita degli uomini. A questo proposito, le scrivo per ringraziarla di aver scritto un libro che oltre ad affascinare il lettore dal punto di vista narrativo, e quindi potrebbe essere letto anche da chi "tradizionalmente" rifiuta di "studiare storia", permette di scoprire una vicenda molto importante, che rimane, purtroppo, sconosciuta al "grande pubblico". Pensavo che, alla luce anche dei fatti attuali che coinvolgono tanti paesi, anche a noi vicini, l'esperienza della Bulgaria alla quale lei ha dato voce, è un grande momento di riflessione per tanti, che disvela un mondo a noi sconosciuto, che è un esempio del "possibile", dell'"inimmaginabile". Quando ho sentito alla televisione di un'intera nazione di ebrei salvati da un uomo, non capivo di cosa si stessa parlando e devo dirle che mi sono indignata verso chi la storia la insegna, che non mi ha mai parlato di un evento tanto clamoroso quanto impensabile, ma che ha un potere straordinario. Non tutti hanno la fortuna che ho io, di avere avuto nonni e una madre che mi hanno insegnato a cercare di capire l'uomo e le sue vicende, a spingermi ad indagare, seppur nel mio piccolo, a non arrendersi alla superficialità di ciò che ci viene magari insegnato a scuola. Molti non hanno lo stimolo che ho avuto io e in questi giorni, raccontando ai miei compagni di università del suo libro, ho trovato un interesse che non speravo. Ho reso la "storia" avvicinabile a molti che la considerano un fatto lontano. Ho pensato che i fatti da lei ricostruiti, non dovrebbero essere sconosciuti alla gente comune. Ho pensato a cosa oggi ha una grande forza comunicativa, soprattutto per i giovani, ed ho capito che è il cinema. Sarebbe bello , mi dico, poter avere un film, che racconti a tutti la storia che lei ha ricostruito, penso ad esempio a "Schindler's list" e chi avrebbe conosciuto quella storia senza il film. Io sono stata fortunata a venire a conoscenza del suo libro, ma per molti è più difficile. Mi piacerebbe, come è stato per il suo editore, che una produzione avesse il coraggio di investire su questa storia civile così importante e su di un uomo che non ha mai visto riconosciuto il suo merito. Sono idealista a volte, me lo dicono spesso, ma ho il difetto di credere nelle mie idee e negli uomini. La ringrazio, da piccola lettrice ed appassionata, per quello che può valere, come la ringrazio di ascoltare questa piccola voce, mi ero ripromessa di dirle solo due parole, ma quando i sentimenti invadono la ragione, è come se fosse un fiume in piena.
—  Simona Costi



 
Agire secondo coscienza 
Ho appena finito di leggere il suo libro sull'azione svolta da Pesev che ha potuto salvare cosi' tante vite. Ho molto apprezzato la sua dettagliata ricostruzione delle vicende e ammirato profondamente un uomo che ha saputo agire secondo coscienza e non seguendo le ragioni del prorpio "orticello". La stessa ammirazione va anche al metropolita Stefan e agli altri che hanno saputo essere uomini con coraggio. Probabilmente arrivo un po' in ritardo, ho infatti visto che la prima pubblicazione e' del 1998, ma sono molto sensibile ai temi da lei toccati e desiderei vivamente che la figura di Pesev sia conosciuta per quello che era e ha saputo e voluto fare.
—  Rossana



 
Tutti abbiamo bisogno di questi esempi
Grazie tante per scrivere il libro bello e profondo sulla vita di Dimitar Pesev, che ho finito di leggere oggi. L'ho comprato per caso nell'aeroporto di Fiumicino. E' un'indagine sul difficile ma anche semplice mestiere di fare bene, come l'altro libro, Lest Innocent Blood Be Shed, su un "giusto" nella Francia, un pastore Protestante. Tutti abbiamo bisogno di questi esempi, perchè un po' dappertutto si presentano ingiustizie. Anche io sono storico, per tanto apprezzo lo sforzo che lei ha fatto, per di piu in un paese senza conoscere l'idioma. Bravo!
—  William Christian



 
Per scrivere alla Fondazione Peshev: peshev@gariwo.net
 

 


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